I denti del giudizio: falsi miti e reale prevenzione

«Ma i denti del giudizio vanno tolti per forza?». Ci troviamo spessissimo a rispondere a questo dilemma. C’è chi arriva in studio terrorizzato dal passaparola degli amici e chi, al contrario, tende a ignorare il problema finché il dolore non diventa insopportabile.

Perché si chiamano così?

I terzi molari sono chiamati popolarmente “denti del giudizio” perché fanno la loro comparsa in un’età compresa, in genere, tra i 17 e i 25 anni. L’età, teoricamente, del giudizio e della maturità.

Dal punto di vista evolutivo, erano fondamentali per i nostri antenati ominidi: servivano a masticare cibi crudi, duri e fibrosi. Oggi, con un’alimentazione decisamente più morbida, la nostra mascella e la nostra mandibola si sono rimpicciolite nel corso dei millenni. Risultato? I denti del giudizio sono rimasti gli stessi, ma lo spazio per ospitarli è diminuito drasticamente.

I 4 scenari tipici: cosa succede lì sotto?

Quando i denti del giudizio provano a spuntare, la situazione può evolversi in quattro modi principali:

  • Inclusione totale: il dente resta completamente sommerso sotto la gengiva o nell’osso. Spesso è asintomatico, ma va monitorato.
  • Inclusione parziale: il dente spunta solo in parte. Questa è la condizione più insidiosa: si crea una “tasca” nella gengiva dove si accumulano cibo e batteri, difficilissimi da pulire con lo spazzolino.
  • Malposizione: il dente cresce storto o inclinato, spingendo contro il molare vicino e rischiando di danneggiarlo o cariarlo.
  • Eruzione corretta: il dente ha spazio, spunta dritto e partecipa alla masticazione.

Vanno sempre estratti?

La risposta breve è: no, non sempre.

Se un dente del giudizio è ben posizionato, sano e facilmente raggiungibile dalle manovre di igiene quotidiana, può tranquillamente restare al suo posto. L’estrazione diventa invece necessaria in presenza di precise indicazioni cliniche.

Quando intervenire:

  • Infezioni ricorrenti (pericoronite): gengive gonfie, doloranti e difficoltà ad aprire la bocca.
  • Carie distruttive: sul dente del giudizio stesso o sul dente adiacente, causate dall’impossibilità di pulire la zona.
  • Cisti o danni ossei: raramente, un dente incluso può dare origine a formazioni cistiche che danneggiano l’osso circostante.
  • Motivi ortodontici: quando lo spazio serve per riallineare gli altri denti.

Il consiglio che mi sento di dare a tutti i giovani e alle loro famiglie è quello di non aspettare il dolore. Spesso, quando il dente fa male, significa che c’è già un’infezione in atto o che il dente vicino è stato compromesso.

Una semplice radiografia panoramica effettuata intorno ai 16-18 anni permette a noi dentisti di prevedere la traiettoria di crescita del dente e capire se creerà problemi in futuro. Intervenire in giovane età, quando le radici non sono ancora completamente formate e l’osso è più elastico, rende l’eventuale intervento molto più semplice, rapido e con un post-operatorio decisamente più leggero.

Oggi le tecniche chirurgiche e anestetiche sono minimamente invasive: la paura del “famoso” dente del giudizio appartiene ormai al passato. Prendersi cura del proprio sorriso significa anche giocare d’anticipo.