Denti più lunghi e sensibilità al freddo?

Vi è mai capitato di guardarvi allo specchio e avere l’impressione che uno o più denti si siano “allungati”? O magari di sentire una scossa improvvisa mentre bevete un bicchiere d’acqua fredda o un caffè caldo?

Si tratta di sintomi molto comuni che spesso le persone tendono a sottovalutare, derubricandoli a un semplice fastidio passeggero. In realtà, nella maggior parte dei casi, siamo di fronte a una recessione gengivale: un processo in cui il tessuto gengivale si ritira dalla sua posizione naturale, lasciando scoperta la radice del dente.

Oltre all’impatto estetico — che rende il sorriso meno armonioso — si tratta di una vera e propria condizione clinica che merita attenzione.

Per quale motivo le gengive “si ritirano”?

Contrariamente a quanto si possa pensare, le recessioni gengivali non colpiscono solo chi trascura la propria igiene orale. Anzi, molto spesso ne soffrono persone che si lavano i denti con grande frequenza, ma con la tecnica sbagliata.

Le cause principali includono:

  • Spazzolamento scorretto o troppo energico: usare uno spazzolino a setole dure o sfregare in modo orizzontale anziché con un movimento delicato “dalla gengiva verso il dente” (dal rosa al bianco) può letteralmente “consumare” i tessuti.
  • Malattia parodontale: le infezioni batteriche non curate distruggono il tessuto gengivale e l’osso sottostante di sostegno.
  • Bruxismo e malocclusioni: stringere o digrignare i denti durante la notte (o avere denti storti) scarica forze eccessive su alcune zone, provocando il riassorbimento del tessuto.
  • Piercing al labbro o alla lingua: il continuo sfregamento del metallo contro le gengive può causare traumi meccanici diretti.
  • Predisposizione genetica: alcune persone nascono con un “biotipo gengivale sottile”, per natura più fragile e delicato.

Quali sono i rischi se si ignora il problema?

La gengiva e l’osso sottostante servono a proteggere e sostenere la radice del dente. Quando la radice rimane scoperta, perde il suo scudo naturale.

Questo porta a tre conseguenze principali:

  • Ipersensibilità dentale: la radice è percorsa da microscopici tubuli che portano gli stimoli termici direttamente al nervo. Da qui la classica “scossa” con il caldo e il freddo.
  • Maggior rischio di carie radicolari: il cemento che ricopre la radice è molto più morbido dello smalto ed è facilmente attaccabile dai batteri.
  • Perdita di supporto: nei casi più gravi, il progressivo riassorbimento dei tessuti può compromettere la stabilità stessa del dente.

Come si può intervenire?

La buona notizia è che la recessione gengivale si può prevenire e, in molti casi, correggere.

Durante le visite di controllo possiamo analizzare la tecnica di spazzolamento, consigliare lo spazzolino più idoneo (spesso quello elettrico con sensore di pressione) e individuare precocemente i primi segni di sofferenza gengivale.

Quando la recessione è già presente e causa fastidio o problemi estetici, la moderna odontoiatria ci mette a disposizione tecniche micro-chirurgiche mininvasive. Attraverso piccoli innesti di tessuto o lo spostamento della gengiva adiacente, è possibile riposizionare la gengiva sulla radice, ripristinando sia la funzione protettiva sia la bellezza del sorriso.

Le gengive non ricrescono da sole. Se notate un cambiamento nell’aspetto dei vostri denti o avvertite sensibilità, non aspettate che il problema peggiori: una diagnosi precoce è sempre la chiave per un intervento semplice e risolutivo.